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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza 5 febbraio 2018, n. 5352

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha definito che non può essere considerata sufficientemente motivata una sentenza di condanna per diffamazione a mezzo facebook, ai sensi dell’art. 595 co. 3 c.p. (trattandosi di altro mezzo di pubblicità), stabilendo che non può scattare la condanna per diffamazione se non è accertato l'indirizzo IP da cui proviene il messaggio (post) che offende la reputazione. In particolare, la ricorrente sottolineava, oltre all’omessa verifica da parte dell'accusa dell'indirizzo IP di provenienza della frase diffamatoria, la mancanza di una prova fornita attraverso i cd. file di log, contenenti tempi e orari della connessione; inoltre nelle indagini svolte in origine dalla parte civile, l'indirizzo IP individuato, era risultato intestato al profilo Facebook di un altro sindacalista.

T.A.R. Lombardia, Milano, sentenza 6 settembre 2017, n. 1794

L'ampliamento della possibilità di accesso alla tutela giurisdizionale a difesa degli interessi di carattere latosensu ambientale e la possibilità riconosciuta alle formazioni sociali di agire per la tutela di interessi diffusi presso la collettività, non possono in nessun caso tradursi in un accesso senza filtro alla tutela giurisdizionale, diretto ad esercitare un controllo generalizzato sulla legalità dell'azione amministrativa. Le associazioni possono agire a difesa di interessi diffusi in due distinte ipotesi. La prima ipotesi è costituita dalla legittimazione a ricorrere per l'annullamento di atti illegittimi, attribuita dall'articolo 18, comma 5 della legge 8 luglio 1986, n. 349 alle associazioni di protezione ambientale individuate con decreto del Ministro dell'ambiente, ai sensi dell'articolo 13 della stessa legge. La seconda fattispecie è invece costituita dalla legittimazione a ricorrere riconosciuta dalla giurisprudenza a soggetti operanti in ambito territoriale ben circoscritto, e ciò anche per i meri comitati spontanei che si costituiscono al precipuo scopo di proteggere l'ambiente, la salute e/o la qualità della vita delle popolazioni residenti su tale circoscritto territorio.

Corte Costituzionale, sentenza 20 ottobre 2017, n. 218

La tutela dell’ambiente non può identificarsi con una materia in senso stretto, dovendosi piuttosto intendere come un valore costituzionalmente protetto, integrante una sorta di "materia trasversale". La trasversalità della materia implica, di per sé stessa, l’esistenza di competenze diverse che ben possono essere regionali, con la conseguenza che allo Stato rimane riservato il potere di fissare standards di tutela uniformi sull’intero territorio nazionale, senza peraltro escludere in questo settore la competenza regionale alla cura di interessi funzionalmente collegati con quelli propriamente ambientali. Alle Regioni non è, tuttavia, consentito, in nessun caso, di apportare deroghe in peius rispetto ai parametri di tutela dell’ambiente fissati dalla normativa statale.

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