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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, sez. II civile, sentenza 4 gennaio 2018, n. 63 

La Cassazione con la sentenza in esame è ritornata ad occuparsi del tema riguardante il risarcimento del danno derivante dalla violazione della ragionevole durata del processo. Nello specifico, la domanda di risarcimento aveva come presupposto un processo amministrativo di primo grado dichiarato perento dopo 14 anni dal suo inizio (ricorso avanti al TAR del 1996, dichiarato perento nel 2010). La Corte d’appello rigettava la richiesta risarcitoria affermando l’assenza di qualsivoglia patema d'animo, atteso che dopo la pressoché contestuale presentazione dell’istanza di fissazione dell’udienza di discussione e di quella di prelievo, i ricorrenti non avevano più svolto alcuna attività processuale, manifestando il loro disinteresse per la definizione del giudizio, tanto da provocarne la perenzione.Secondo i ricorrenti per cassazione, la decisione di rigetto della corte era errata perché la previsione di strumenti sollecitatori non sospende, né differisce, il dovere dello Stato di pronunciarsi sulla domanda, né implica il trasferimento sul ricorrente della responsabilità del superamento del termine di durata.

Corte di Cassazione, sez. II civile, sentenza  4 gennaio 2018, n. 68

La  Cassazione con la sentenza in esame ha stabilito, in conformità al consolidato indirizzo giurisprudenziale, che la speciale procedura di liquidazione dei compensi per le prestazioni giudiziali degli avvocati in materia civile, regolata dagli artt. 28 e ss. della legge 13 giugno 1942, n. 794 ( "ratione temporis" vigenti), non era applicabile nel caso di specie in quanto la controversia riguardava non soltanto la semplice determinazione della misura del corrispettivo spettante al professionista, bensì anche i presupposti stessi del diritto al compenso e la sussistenza di cause estintive o limitative della pretesa azionata. Il procedimento ordinario è il solo previsto e consentito per la definizione di tali questioni, sicché, in questo caso, l'intero giudizio deve concludersi con un provvedimento che, seppur adottato in forma di ordinanza, ha valore di sentenza, impugnabile unicamente con l'appello.

Corte di Cassazione_ sentenza n. 68.2018

Corte di Cassazione, sez. III civile, ordinanza 19 gennaio 2018, n. 1465

Con l’ordinanza in esame, la III sezione della Suprema Corte ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite delle seguenti questioni di massima di particolare importanza: a) se nell’assicurazione della responsabilità civile sia consentito alle parti convenire che per “sinistro” debba intendersi, sia ai fini del pagamento dell’indennizzo sia a tutti gli altri fini contrattuali, un evento diverso dalla causazione di un danno a terzi da parte dell’assicurato-responsabile, quale la ricezione, da parte sua, di una richiesta di risarcimento proveniente dal danneggiato; b) se il patto atipico di esclusione dell’indennizzo per le richieste postume (cd. clausola claims made), nella parte in cui esclude il diritto dell’assicurato all’indennizzo quando la richiesta di risarcimento gli pervenga dal terzo dopo la scadenza del contratto, debba considerarsi o meno diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

Corte di Cassazione_ordinanza n. 1465.2018

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