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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Con la locuzione “attività pericolose” la giurisprudenza intende, in modo piuttosto ampio, non solo le attività qualificate pericolose dal Testo Unico di Pubblica Sicurezza o da altre leggi speciali, ma più in generale anche quelle che comportano la rilevante possibilità del verificarsi del danno, per loro stessa natura e per caratteristiche dei nessi usati, la cui suddetta oggettiva pericolosità ha una potenzialità lesiva - rilevabile attraverso dati statistici, elementi tecnici e di comune esperienza - notevolmente superiore al normale. Diversamente dalla responsabilità di cui all’art. 2051, c.c., che sottintende un evento lesivo derivante da una inadeguata custodia della cosa, quella connessa all’esercizio di attività pericolose postula invece una successione continua e ripetuta di atti che si svolge nel tempo e che dunque rivela una notevole potenzialità di danno in un momento anteriore all’evento dannoso, così da consentire all’operatore la predisposizione di adeguate misure di prevenzione che costituiscono il parametro di commisurazione della diligenza dovuta.

Jean Giraudoux (Bellac, 29 ottobre 1882 – Parigi, 31 gennaio 1944), scrittore e commediografo francese, diceva a proposito degli avvocati e della loro immaginazione: "Non esiste modo migliore di esercitare l'immaginazione che lo studio della legge. Nessun poeta mai interpreterà la natura così liberamente come un avvocato la verità".

Consiglio di Stato, sez. V, 19 giugno 2012 n. 3569

Il rapporto tra giudicato amministrativo e ius superveniens non può essere ricostruito secondo un modello unico, dovendosi valutare da un lato la tipologia di azione proposta e dall’altro il contenuto dello ius superveniens. In presenza di azioni che sono idonee a condurre alla formazione di un giudicato che accerta pienamente il rapporto, il principio generale – derogabile in ragione della peculiarità di singole fattispecie e dei valori a esse sottese – è quello della prevalenza del giudicato sulla normativa sopravvenuta. In presenza di azioni che non sono idonee a condurre alla formazione di un giudicato che accerti pienamente il rapporto controverso, la normativa successiva, potendo occupare gli spazi lasciati liberi dal giudicato, realizza normalmente una successione cronologica di regole di disciplina del potere pubblico. In tale ultima ipotesi la prevalenza del giudicato si ha soltanto nel caso in cui la predetta normativa sovrappone, in relazione a quello specifico tratto della vicenda amministrativa vincolato dalla sentenza, la propria regola giuridica a quella giudiziale al fine esclusivo di correggere l’esercizio delle funzioni del giudice. (Area Riservata)

Avv. Alessandro Cassiani

pdfConsiglio_di_Stato_sez._VI__19_giugno_2012_n._3569.pdf

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