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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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T.A. R. Lazio, sez. I, sentenza 14 novembre 2016, n. 11270

La perimetrazione del campo di applicazione delle previsioni in materia di prevenzione della corruzione deve essere effettuata avendo come obiettivo la tutela delle finalità di pubblico interesse perseguite dal legislatore e quindi la natura delle attività esercitate dai soggetti destinatari delle norme; non è, quindi, possibile, desumere, dall'analisi del diverso meccanismo di governance che disciplina gli enti pubblici economici e le società sottoposte a controllo pubblico, alcuna ragionevole giustificazione di una possibile esclusione dei primi dall'applicazione della disciplina in materia di inconferibilità degli incarichi.

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 3 novembre 2016, n. 4610

Nel caso della Scia il terzo è titolare di un interesse legittimo pretensivo all’adozione di atti sfavorevoli per il destinatario dell’azione amministrativa. Non è, pertanto, a conoscenza ‘diretta’ dell’andamento procedimentale della vicenda. Ne consegue che il termine decorre da quando il terzo ha avuto piena conoscenza dei fatti idonei a determinare un pregiudizio nella sua sfera giuridica. Il terzo non può chiedere al giudice di ordinare all'Amministrazione di esercitare i poteri inibitori, anche nel caso in cui sia trascorso il termine di trenta (o sessanta) giorni previsto dall'art. 19 ma può solo chiedere la condanna dell'Amminitrazione all'esercizio di poteri che devono avere i requisiti che giustificano l'autotutela amministrativa.

La sentenza e il saggio che la commenta scritto da Giovanni F.Nicodemo dal titolo "Scia edilizia e tutela del terzo: i poteri di verifica della P.A. non possono essere sollecitati in ogni tempo", sono pubblicati nella rivista "Giurisprudenza Italiana", n.3, Marzo 2017, p.737 (Area riservata)

Corte di Cassazione, Sez. III civile, sentenza 20 ottobre 2016, n.21230

In tema di danno da perdita del rapporto parentale, se è pur innegabile la necessità di conciliare il diritto del superstite alla tutela del rapporto parentale con l'esigenza di evitare il pericolo di una dilazione ingiustificata dei soggetti danneggiati secondari, il dato esterno ed oggettivo della convivenza non è elemento idoneo a bilanciare le evidenziate contrapposte esigenze e ad escludere a priori il diritto del non convivente al risarcimento del danno non patrimoniale da lesione del rapporto parentale. La convivenza può tuttavia assurgere a elemento probatorio utile, unitamente ad altri elementi, a dimostrare l'ampiezza e la profondità del vincolo affettivo che lega tra loro i parenti e a determinare il quantum debeatur.

Giurisprudenza Italiana, n. 3, Marzo 2017, p. 590 (Area riservata)

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