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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, sez. III civile, ordinanza 12 settembre 2017, n. 21136

Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ha affermato che nel ricorso per Cassazione una tecnica espositiva dei fatti di causa realizzata mediante la pedissequa riproduzione degli atti processuali non soddisfa il requisito di cui all'art. 366 c.p.c., n. 3, che prescrive "l'esposizione sommaria dei fatti della causa" a pena di inammissibilità. La pedissequa riproduzione dell'intero, letterale contenuto degli atti processuali è, per un verso, del tutto superflua, per altro verso, è inidonea a soddisfare la necessità della sintetica esposizione dei fatti, in quanto equivale ad affidare alla Corte, dopo averla costretta a leggere tutto, la scelta di quanto effettivamente rileva in ordine ai motivi di ricorso. Nel caso di specie il ricorso, dichiarato inamissibile, conteneva una esposizione sommaria dei fatti di causa articolata in circa 26 pagine con la tecnica dell'assemblaggio, mediante fotocopia integrale di una serie di atti processuali.

Corte di Cassazione_ ordinanza n. 21136.2017

Il 26 gennaio 2018 a Strasburgo si è celebrata l'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte europea dei diritti dell’uomo; è stato inoltre pubblicato in versione provvisoria e nelle due lingue ufficiali, l’inglese e il francese, il rapporto annuale della Corte europea dei diritti dell’uomo, in cui è descritta l’attività svolta nel 2017 dalla Corte, nelle sue varie formazioni giudiziali, con un’analisi puntuale delle principali pronunce. Richiamando il principio di sussidiarietà dell’intervento della Corte rispetto all’azione degli ordinamenti nazionali, viene dato particolare risalto da un lato alla quantità di decisioni prese nell’anno, dovute soprattutto all’elevatissimo numero di domande irricevibili, proposte per lo più da giornalisti e magistrati incarcerati, nei confronti della Turchia, e dall’altro lato alla necessità di interventi estranei alla Corte per la soluzione di problemi strutturali dei vari ordinamenti. Sul piano quantitativo, il rapporto registra l’aumento della complessità del contenzioso pendente; per i casi di irricevibilità, si segnala l’introduzione nel 2017 di una motivazione standardizzata ma pubblica dei provvedimenti.

Cedu_Annual_report_2017_ENG

Cedu_Annual_report_2017_FRA

T.a.r. Sicilia, Catania, sez. III, sentenza 23 gennaio 2018, n. 201

Con la sentenza in esame, il T.a.r. Sicilia, sezione di Catania, ha ribadito il principio per cui il Comune, una volta venuto meno il vincolo espropriativo di destinazione posto su una determinata unità immobiliare (nella fattispecie si tratta del vincolo ad "attrezzature a livello di quartiere di servizio scolastico" impresso con P.r.g. risalente al 1977, decaduto ai sensi dell'art. 9 del DPR 327/2001 per il decorso del termine quinquennale), è tenuto a "reintegrare" con una nuova pianificazione la disciplina urbanistica delle aree rimaste prive di normazione urbanistica, rimuovendo per tali "zone bianche" gli standard di sostanziale inedificabilità previsti dall'art. 9 del DPR 380/2001. Qualora il privato presenti istanza volta ad ottenere l'attribuzione di una nuova destinazione urbanistica, a causa del venir meno dei vincoli sul terreno rimasto privo di regolamentazione, il Comune deve obbligatoriamente pronunciarsi sull’istanza del proprietario, per il principio sancito in linea generale dall'art. 2 della legge 7 agosto 1990 n. 241, recepito in Sicilia dall'art. 2 della legge regionale 10/1991), che prevede l'obbligo della PA di pronunciarsi in maniera espressa e conclusiva su una tale istanza, rimuovendo i limiti di sostanziale inedificabilità.

T.a.r. Sicilia, Catania_sentenza n. 201.2018

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