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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, sez. VI civile, ordinanza 4 aprile 2018, n. 8189

L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso contro la sentenza della Ctr, secondo la quale l'esercizio della professione di odontoiatra svolta dal contribuente, di natura intellettuale, fosse in sé incompatibile con l'elemento dell'autonoma organizzazione, che di fatto costituisce il presupposto impositivo dell'Irap. La Cassazione, tuttavia, in riferimento a quanto disposto dall'articolo 2 del Dlgs 446/1997, ha rilevato come il presupposto dell'autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità nonché quando impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile secondo l'id quod plerumque accidit, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell'impiego di un collaboratore che svolga mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive; ha ritenuto inoltre che la presenza seppure di 312 giorni l'anno di un collaboratore come segretaria, che abbia corrisposto compensi a terzi per circa 14mila euro e che abbia detenuto beni strumentali in linea con l'attività propria del settore odontoiatrico non debba scontare l'Irap. La sentenza evidenzia l’errore commesso nella fase di merito in cui l'Ufficio ha preteso l'Irap prendendo in considerazione un solo studio senza invece considerare tutti i centri di cui era titolare il contribuente; in questa ipotesi il contribuente avrebbe certamente dovuto versare il tributo.

Corte di Cassazione_ordinanza n.8189.2018

T.a.r. Calabria, sez. II, sentenza 21 febbraio 2018, n. 135

Con la sentenza in esame, ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm., il T.a.r. per la Calabria ha accolto il ricorso presentato avverso un provvedimento di rigetto emesso dal comune di Squillace nei confronti di una richiesta di permesso di costruire. Il T.a.r. ha considerato che essendo ormai decorso per quella richiesta il periodo di tempo previsto dalla normativa entro cui l’amministrazione comunale avrebbe dovuto rispondere (art. 20, comma 8 d.pr. 380/2001) con provvedimento espresso, si era ormai formato il provvedimento tacito per silenzio assenso. Per questa ragione, non era più possibile per l’amministrazione intervenire con un provvedimento di rigetto, ma semmai con provvedimento di secondo grado di annullamento in autotutela.

T.a.r. Calabria_sentenza n. 135.2018

Corte di Cassazione, sez. III civile, ordinanza  23 marzo 2018, n. 7250

La difettosa tenuta della cartella non solo non vale ad escludere la sussistenza del nesso eziologico tra condotta colposa dei medici e patologia accertata, ma consente il ricorso alle presunzioni, come avviene in ogni caso in cui la prova non possa essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato, nel quadro dei principi in ordine alla distribuzione dell'onere della prova e al rilievo che assume a tal fine il già richiamato criterio della vicinanza della prova, e cioè la effettiva possibilità per l'una o per l'altra parte di offrirla. In tale prospettiva si è, quindi, precisato che l'incompletezza della cartella clinica è circostanza di fatto che il giudice di merito può utilizzare per ritenere dimostrata l'esistenza d'un valido nesso causale tra l'operato del medico e il danno patito dal paziente, essendo, però, a tal fine necessario sia che l'esistenza del nesso di causa tra condotta del medico e danno del paziente non possa essere accertata proprio a causa della incompletezza della cartella, sia che il medico abbia comunque posto in essere una condotta astrattamente idonea a causare il danno.

Corte di Cassazione_ordinanza n. 7250.2018

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