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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, sez. I civile, ordinanza 10 gennaio 2018, n. 371

Nell’ambito del contratto autonomo di garanzia, ammessa la proponibilità, da parte del garante, delle eccezioni fondate sulla nullità del contratto-base per violazione di norme imperative, il garante autonomo deve ritenersi pienamente legittimato a sollevare, nei confronti della banca, l’eccezione di nullità della clausola anatocistica, allorquando essa non si fondi su di un uso normativo (e non ricorrano, ovviamente, le altre condizioni legittimanti di cui all’art. 1283). Va evidenziato che, se si ammettesse la soluzione contraria, si finirebbe per consentire al creditore di ottenere, per il tramite del garante, un risultato che l’ordinamento vieta.

Consiglio di Stato, sez. V, sentenza  7 settembre 2017 , n. 4248

Con la sentenza in esame il Consiglio di Stato ha ribadito a quale giudice spetti la giurisdizione nell'ipotesi in cui una P.A. abbia disposto con provvedimento la nomina o la revoca di componenti di un consiglio di amministrazione di una s.p.a. partecipata. Nel caso di specie, gli amministratori di una società finanziaria regionale avevano impugnato la delibera della Giunta regionale che disponeva la loro revoca dell'incarico societario per giusta causa. Il Supremo Consesso amministrativo, richiamando quanto precisato da precedente Ad. Plen. 3 giugno 2011, n. 10, precisa che, al pari degli atti di costituzione, modifica o estinzione di una società, tutti i provvedimenti espressione del potere decisionale spettante alla p.a. in materia societaria, prodromici rispetto a quelli prettamente negoziali, determinano l'esercizio di una potestà discrezionale finalizzato alla cura diretta di pubblici interessi che fanno capo a quel determinato soggetto pubblico. Di conseguenza, è evidente che l'esercizio di tale potere esula dalla vicenda societaria in quanto tale, e si risolve in un atto amministrativo che non incide su altrui diritti soggettivi, sindacabile solo davanti al G.A.

Consiglio di Stato_ sentenza n. 4248.2017

Corte di Cassazione, sez. III civile, ordinanza 12 settembre 2017, n. 21136

Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ha affermato che nel ricorso per Cassazione una tecnica espositiva dei fatti di causa realizzata mediante la pedissequa riproduzione degli atti processuali non soddisfa il requisito di cui all'art. 366 c.p.c., n. 3, che prescrive "l'esposizione sommaria dei fatti della causa" a pena di inammissibilità. La pedissequa riproduzione dell'intero, letterale contenuto degli atti processuali è, per un verso, del tutto superflua, per altro verso, è inidonea a soddisfare la necessità della sintetica esposizione dei fatti, in quanto equivale ad affidare alla Corte, dopo averla costretta a leggere tutto, la scelta di quanto effettivamente rileva in ordine ai motivi di ricorso. Nel caso di specie il ricorso, dichiarato inamissibile, conteneva una esposizione sommaria dei fatti di causa articolata in circa 26 pagine con la tecnica dell'assemblaggio, mediante fotocopia integrale di una serie di atti processuali.

Corte di Cassazione_ ordinanza n. 21136.2017

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