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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Le Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione con l’informazione provvisoria n. 31 del 21 dicembre 2017 hanno chiarito  tutte le ipotesi di sussistenza della colpa medica. L’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico-chirurgica: a) se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da negligenza o imprudenza; b) se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da imperizia: 1) nell’ipotesi di errore rimproverabile nell’esecuzione dell’atto medico quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o, in mancanza, dalle buone pratiche clinico-assistenziali; 2) nell’ipotesi di errore rimproverabile nella individuazione e nella scelta di linee-guida o di buone pratiche che non risultino adeguate alla specificità del caso concreto, fermo restando l’obbligo del medico di disapplicarle quando la specificità del caso renda necessario lo scostamento da esse; c) se l’evento si è verificato per colpa (soltanto “grave”) da imperizia nell’ipotesi di errore rimproverabile nell’esecuzione, quando il medico, in detta fase, abbia comunque scelto e rispettato le linee-guida o, in mancanza, le buone pratiche che risultano adeguate o adattate al caso concreto, tenuto conto altresì del grado di rischio da gestire e delle specifiche difficoltà tecniche dell’atto medico.

Corte di Cassazione, sez. unite penali_informazione provvisoria n. 31. 2017

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 4 novembre 2003, n. 16527

La valutazione sulla pericolosità delle cose inerti non può prescindere da un modello relazionale in base del quale la cosa venga vista nel suo normale interagire col contesto dato; con la conseguenza che una cosa inerte può definirsi pericolosa quando determini un alto rischio di pregiudizio nel contesto di normale interazione con la realtà circostante. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato da un cittadino, il quale aveva citato il comune per ottenere il risarcimento dei danni subiti in seguito all'urto contro un ramo di un albero che fiancheggiava una strada urbana, che gli aveva procurato lesioni alla palpebra destra. Nella specie i giudici di merito avevano accertato che il tronco ed il ramo dell'albero in questione erano perfettamente visibili e che il danno era stato provocato per l'abnorme comportamento del danneggiato, atteggiandosi in tal caso la cosa come mera occasione e non come causa del danno.

Corte di Cassazione_ sentenza n. 16527.2003

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 18 luglio 2011, n. 15720

In relazione alle strade aperte al pubblico transito, la Corte ha ritenuto che la disciplina di cui all'articolo 2051 c.c. sia applicabile in riferimento alle situazioni di pericolo connesse alla struttura o alle pertinenze della strada, essendo configurabile il caso fortuito in relazione a quelle situazioni provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere. Ai fini del giudizio sulla prevedibilità o meno della repentina alterazione della cosa, occorre, secondo la Corte, aver riguardo, per quanto concerne i pericoli derivanti da situazioni strutturali e dalle caratteristiche della cosa, al tipo di pericolosità che ha provocato l'evento di danno e che, ove si tratti di una strada, può atteggiarsi diversamente, in relazione ai caratteri specifici di ciascun tratto e agli eventi analoghi che lo abbiano in precedenza interessato.

Corte di Cassazione_ sentenza n. 15720.2011

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