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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 25 marzo 2016, n.1239

Il Consiglio di Stato ha affrontato il tema del danno da ritardo. La vicenda riguarda una società che ha fatto istanza di ampliamento della propria attività, cìò ha determinato la verifica di assoggettabilità a V.I.A. ex art. 20 d.lgs. n. 152/2006 (Codice dell’Ambiente). La società ha lamentato un ritardo nel procedimento e relativa tardiva adozione del provvedimento di V.I.A a sé favorevole, da qui il ricorso TAR per vedersi riconosciuto il danno da ritardo. Il Tar ha condannato la Regione a pagare, in favore della società imprenditrice, la somma relativa al danno per mancato esercizio di un’attività economica conseguente al ritardo ingiustificato della P.A. La Regione si è rivolta al Consiglio di Stato contestando che termini per la conclusione del procedimento di V.I.A, previsti dall’art. 20 del Codice dell’Ambiente non avrebbero natura di termini perentori, bensì ordinatori.

Corte di Cassazione, Sez. I civile , ordinanza 16 maggio 2016, n. 9978

La Corte,  visto l’articolo 374 c.p.c., comma 2, stablisce che va rimessa al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima di particolare importanza, della riconoscibilità, o meno (per contrasto con l’ordine pubblico), delle sentenze straniere comminatorie di danni punitivi.L’ordinanza, in particolare, rileva una “evoluzione della interpretazione del principio di ordine pubblico” nella giurisprudenza di legittimità e un “progressivo e condivisibile allentamento del livello di guardia” tradizionalmente opposto dall’ordinamento nazionale all’ingresso di istituti giuridici e valori estranei.

L'ordinanza e il saggio che la commenta scritto da Adolfo di Majo dal titolo "Riparazione e punizione nella responsabilità civile", sono pubblicati nella rivista "Giurisprudenza Italiana", n.8-9, Agosto-Settembre 2016, p.1854 (Area riservata)

 

Corte di Cassazione, sez. III civile , sentenza 14 marzo 2017, n. 6477

Non può ritenersi in re ipsa esistente la prova di una perdita patrimoniale derivante dal venire meno della contribuzione economica e, soprattutto, materiale allo svolgimento del menage familiare, e quindi alla organizzazione della casa ed alla pulizia di essa, prestata dal convivente che viene a mancare qualora questi svolga una attività lavorativa esterna. In un regime di normale convivenza, sia essa fondata sul matrimonio o meno, l’apporto economicamente apprezzabile sotto forma di danno patrimoniale, in caso di perdita del congiunto o convivente, alla gestione familiare, sotto forma di lavoro domestico e di organizzazione della vita familiare, può presumersi infatti qualora il convivente si dedichi esclusivamente alla cura della casa. Nel caso invece in cui questi svolga una attività lavorativa esterna, il danno non può reputarsi in re ipsa, né la prova può desumersi in via presuntiva dal solo fatto della convivenza, ma è necessario che sia fornita la prova, positiva, che questi, oltre ad essere impegnato in una attività lavorativa esterna, dedicasse parte delle sue energie residue, in modo significativo ed economicamente apprezzabile tanto da costituire una possibile posta di danno per equivalente, alla cura della casa.

Giurisprudenza Italiana, n. 4, Aprile 2017, p. 794 (Area riservata)

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