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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione,  sez. I civile, ordinanza 27 marzo 2018, n. 7559

Il giudice di merito deve, prioritariamente, verificare se possa essere utilmente fornito un intervento di sostegno diretto a rimuovere situazioni di difficoltà o disagio familiare, e, solo ove risulti impossibile in base ad un criterio di grande probabilità prevedere il recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con la necessità del minore di vivere in uno stabile contesto familiare, è legittimo e corretto l'accertamento dello stato di abbandono. La Corte d'appello di Venezia, sezione minorenni, aveva respinto l'appello proposto contro la sentenza con cui Il Tribunale per i minorenni di Venezia aveva dichiarato lo stato di adottabilità di un minore. La Suprema Corte, in accoglimento del primo motivo di ricorso, ha osservato che la Legge n. 184 del 1983, art. 1, nel testo novellato dalla Legge n. 149 del 2001, attribuisce al diritto del minore di crescere ed essere educato nella propria famiglia naturale carattere prioritario considerando questa l'ambiente preferenziale per il suo sviluppo psicofisico  e mira a garantire tale diritto attraverso la predisposizione d'interventi diretti a rimuovere, ove possibile, l'insorgere di situazioni di difficoltà e di disagio che possano compromettere la crescita in essa del minore.

 T.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, sentenza  30 marzo 2018, n. 546

Il T.A.R. Puglia si è pronunciato su un caso di istanza per il rilascio di autorizzazione unica per impianto di produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica e sulla conseguente azione risarcitoria, nei confronti della Regione Puglia, per inosservanza colpevole del termine di conclusione del procedimento. Il ricorso è stato dichiarato irricevibile per intervenuta scadenza del termine di 120 giorni dell'azione risarcitoria, previsto dall'art. 30 c.p.a.  L'art. 30, comma 4, del c.p.a. dispone infatti che il termine di decadenza di 120 giorni per l'azione di risarcimento del danno da ritardo non decorre fintanto che perdura l'inadempimento: il dies a quo corrisponde quindi al giorno della cessazione dell'illecito. Al riguardo, l'impresa ricorrente aveva optato erroneamente per la tesi della prescrizione quinquennale ex art. 2947 c.c., in base alla regola applicabile anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. 104/2010.

Consiglio di Stato, sez. V, sentenza  21 marzo 2018 , n. 1811

I soggetti che hanno un interesse di mero fatto agli esiti del giudizio, purché questo non abbia solo carattere morale o sociale, sono legittimati ad intervenire in primo grado, a condizione che siano titolari di una situazione giuridica soggettiva, non potendosi ammettere la partecipazione al giudizio di un soggetto che appartenga alla collettività indifferenziata dei consociati e che non vanti rispetto alla situazione dedotta in giudizio alcuna relazione giuridicamente qualificata. La peculiarità della posizione di tali soggetti risiede nel fatto che essi non subiscono effetti, né diretti né riflessi, dalla sentenza pronunciata, ma hanno interesse a partecipare al giudizio poiché si prospettano che l'azione amministrativa successiva al giudizio svoltosi tra le altre parti, possa incidere in maniera diretta nella propria sfera giuridica. Tali soggetti non sono però legittimati a proporre appello, ex art. 102, comma 2, c.p.a., in quanto tale legittimazione spetta ai soli interventori che siano titolari di una posizione giuridica autonoma, cioè controinteressati e cointeressati in senso tecnico; pertanto, l'operatore economico che non abbia ancora presentato offerta per la partecipazione ad una procedura di aggiudicazione, può intervenire nel giudizio di impugnazione del bando se ha interesse alla sua conservazione nella formulazione predisposta dalla stazione appaltante, ma si tratta di un interesse la cui consistenza, se consente l'intervento ad opponendum, non legittima alla proposizione dell'appello. 

Consiglio di Stato_ sentenza n. 1811.2018

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