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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, III sezione Civile, sentenza 10 Novembre 2020 n. 25164

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 25164 del 2020, affronta ancora il tema della liquidazione del danno biologico, inteso come pregiudizio sofferto di tipo non patrimoniale, e privo di valore monetario intrinseco non avente fondamento medico legale. Per la liquidazione del danno biologico gli artt. 138 e 139 cod. ass. prevedono la predisposizione di tabelle, che costituiscono la base per una valutazione basata poi sull’apprezzamento del caso concreto. Il giudice applicando infatti il principio della personalizzazione potrebbe allontanarsi dal secco risultato che otterrebbe applicando le tabelle. La Corte, nella suddetta sentenza, ribadendo che la voce di danno morale deve essere autonoma, stila un vademecum, illustrando ai giudici di merito la natura eccezionale delle circostanze in presenza delle quali può procedersi alla liquidazione del danno alla salute.

Corte di Cassazione, III sezione Civile, sentenza 10 Novembre 2020 n. 25164

 

Corte di Cassazione, VI sez. civile -1, ordinanza 23 settembre 2020, n. 20495

La Cassazione, in linea con quanto ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità, afferma che l’art. 58, co. D. Lgs. 385/1993 rende efficace con la sola pubblicazione di un avviso nella Gazzetta Ufficiale, la cessione “in blocco” dei rapporti giuridici , anche senza bisogno di notificare la cessione ad ogni debitore. Tale pubblicazione inoltre, può essere anche validamente sostituita dagli adempimenti previsti dall’art. 1264 c.c., in quanto aventi la medesima natura. La notificazione della cessione pertanto può avere luogo sia con l’atto di citazione con cui il cessionario intima al debitore ceduto il pagamento, sia durante lo stesso giudizio.

Corte di Cassazione, VI sez. civile -1, ordinanza 23 settembre 2020, n. 20495

 

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 19 ottobre 2020, n. 6300 

La fattispecie in questione riguarda un’area agricola soggetta a vincolo paesaggistico. Nel 2007 , con regolari autorizzazioni, viene iniziata un’attività di ristrutturazione e cambi di destinazioni d’uso. Per sanare alcune difformità rilevate durante gli interventi il proprietario ha presentato istanza di compatibilità paesaggistica e di accertamento di conformità, respinta dal comune per il parere negativo espresso della soprintendenza, a causa della rilevata presenza di incrementi volumetrici nell’ambito dell’edificio principale. Il Consiglio di Stato così si pronuncia “Ai sensi dell’art. 167, comma 4, lett. a), del D.Lgs. n. 42/2004 l'accertamento postumo della compatibilità paesaggistica, è consentito esclusivamente in relazione a quei lavori che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati. In presenza di incrementi di superficie o cubatura, anche di modesta entità, la norma impedisce tassativamente il rilascio della sanatoria paesaggistica, per cui la reiezione della relativa istanza assume carattere vincolato.”

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 19 ottobre 2020, n. 6300

 

 

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