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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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TAR Calabria, Catanzaro, sez. I , sentenza 21 agosto 2018, n. 1556

E’ legittimo il provvedimento con il quale un Comune ha espresso un diniego in ordine ad una istanza tendente ad ottenere il permesso di costruire in sanatoria di alcune opere abusive consistenti in una ringhiera metallica e nella pavimentazione su un cornicione e su un parapetto di un edificio condominiale, che sia motivato con riferimento alle seguenti circostante: a) le opere ricadono in parti comuni dell’edificio residenziale condominiale; b) difetta il consenso degli altri condomini; c) difetta la prova del titolo di disponibilità dell’area interessata dai lavori abusivi in capo al richiedente. Per la loro attinenza alla facciata, i cornicioni debbono di regola considerarsi parte comune dell’edificio. In base all’art. 11, comma 1 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, il permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell’immobile o a chi abbia titolo per richiederlo. Il Comune, prima di rilasciare il titolo, ha sempre l’onere di verificare la legittimazione del richiedente, accertando che questi sia il proprietario dell’immobile oggetto dell’intervento costruttivo o che ne abbia un titolo di disponibilità sufficiente per eseguire l’attività edificatoria.

Corte di Cassazione, sez. V, sentenza 23 gennaio 2019, n.3148

Il giudice non può addossare a chi pubblica un post su Facebook gli stessi oneri di un giornalista; va dunque esclusa la diffamazione per il commento negativo sul social network, con il quale si stronca un'attività gastronomica, accusando il gestore di avere prezzi alti e “truffare” sul peso del prodotto venduto. La Cassazione, con la sentenza in esame, ha accolto il ricorso contro la condanna, incassata sia in primo sia in secondo grado, per aver offeso la reputazione della titolare di una gastronomia. Per il Tribunale e per la Corte d'appello la diffamazione c'era, senza che si potesse invocare la scriminante del diritto di critica o la verità dei fatti narrati. L'offesa maggiore sarebbe stata nell'accusa di aver venduto 750 grammi ravioli spacciandoli per un chilo. Per i giudici di merito non era detto che l'esercente avesse agito volontariamente, né che fosse sua abitudine frodare i clienti. Per la Cassazione però il fatto non costituisce reato.

Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 12 dicembre 2018, n. 7026

È valida la notificazione del ricorso introduttivo di un giudizio amministrativo eseguita all’indirizzo di P.E.C. reperito sul registro denominato Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA). La vicenda muove dalla notificazione di un ricorso introduttivo del giudizio di primo grado indirizzato, per via telematica, all’indirizzo PEC Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., invero pubblicizzato sulla home page del sito istituzionale di quella amministrazione, ma non anchetrasposto nel registro pubblico di riferimento utilizzabile ai sensi della L. 53/94 e ss. mm. (Registro PP.AA.) ed attinto quindi dal notificante nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA per l’appunto). Il Consiglio di Stato ribalta il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale, in difetto di iscrizione dell'indirizzo pec al registro PP.AA. formato dal Ministero della Giustizia, la notifica del ricorso giurisdizionale deve essere eseguita solo con le modalità cartacee a nulla rilevando l'iscrizione nell'Elenco Indice PA.

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