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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Tar Molise, Campobasso, sez. I, sentenza 12 settembre 2018, n.533

L'affidamento diretto entro i 40mila euro integra una procedura “ultra-semplificata” in cui la speditezza dell'acquisizione prevale sul rigore formalistico classico della procedura a evidenza pubblica, con la conseguenza di rendere non necessaria un’adeguata motivazione. Il caso in esame riguardava l'affidamento diretto dei servizi di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti differenziati, pulizia stradale, manutenzione e cura del verde pubblico, manutenzione del cimitero e scavo di fosse per tumulazione, oltre al servizio di trasporto persone-autista autista scuolabus. Secondo l'appaltatore l'affidamento sarebbe avvenuto in violazione dei principi del codice, in quanto il responsabile del procedimento non avrebbe invito o consultato/coinvolto alcuna impresa potenzialmente interessata; sempre secondo il ricorrente, la stazione appaltante avrebbe dovuto favorire la partecipazione avviando un procedimento competitivo.

Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 8 marzo 2017, n. 1109

È legittima un’informativa antimafia interdittiva che aveva comportato la revoca della “licenza sanitaria d’uso” per “l’esercizio dell’attività di produzione di carta e cartotecnica”. La sentenza ha motivato che il Codice delle leggi antimafia (d.lgs. 159/2011) prevede l’applicazione dell’informativa antimafia anche ai provvedimenti di autorizzazione. Con la pronuncia in esame la terza sezione del Consiglio di Stato estende dunque l’ambito di applicazione delle informazioni antimafia ai provvedimenti di autorizzazione allo svolgimento di attività economiche private. Le esigenze della prevenzione del fenomeno mafioso vengono privilegiate rispetto alla tutela della libertà imprenditoriale dei privati.

Il commento della sentenza, a cura di Marco Giustiniani e Paolo Fontana, è pubblicato nella rivista "Giurisprudenza Italiana", n.6, Giugno 2017 p 1414. (Area riservata)

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 8 maggio 2017, n. 2099

L’obbligo della pubblica amministrazione di provvedere sull’istanza di un privato non è stabilito in via generale, ma va ravvisato solo quando si possa desumere da una norma di legge puntuale, ovvero anche da una norma di principio, che sia però, all’evidenza, chiaramente interpretabile in tal senso. La regola è espressione dello stesso principio di buon andamento di cui all’art. 97 Cost. poiché un obbligo generale come quello che si esclude costringerebbe, in ultima analisi, l’amministrazione ad un impegno sproporzionato di risorse di fronte a qualsivoglia istanza, per assurdo anche manifestamente infondata o soltanto emulativa. L’obbligo di provvedere, e la conseguente proponibilità di un ricorso per silenzio-inadempimento, non può dunque derivare a una qualunque istanza di provvedere formulata dal portatore di un interesse di mero fatto e al di fuori di ipotesi legali tipiche.

Giurisprudenza Italiana, n. 6, Giugno 2017, p. 1289 (Area riservata)

 

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