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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 10 settembre 2018, n. 21965 

I messaggi inoltrati non ad una moltitudine indistinta di persone ma unicamente agli iscritti ad un determinato gruppo, come appunto nelle chat private o chiuse dei social, devono essere considerati alla stregua della corrispondenza privata, chiusa e inviolabile e tale caratteristica è logicamente incompatibile con i requisiti propri della condotta diffamatoria, che presuppone la destinazione delle comunicazioni alla divulgazione nell'ambiente sociale. Nel caso di specie, la conversazione tra gli iscritti al sindacato era da essi stessi intesa e voluta come privata e riservata, uno sfogo in un ambiente ad accesso limitato, con esclusione della possibilità che quanto detto in quella sede potesse essere veicolato all'esterno (ciò è avvenuto infatti per mano di un anonimo), il che porta ad escludere qualsiasi intento di diffusione denigratoria.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza n. 21965.2018

T.A.R. Sicilia, Catania, sentenza 5 settembre 2018, n. 1766

La previsione di una procedura con termine amplificato a causa della manifestata complessità del procedimento conferma la perentorietà del termine ordinario, posto che lo stesso può essere modificato solo in presenza di puntuali presupposti debitamente rappresentati alla parte interessata. Nel caso di specie, il Tar Sicilia ha accolto il ricorso di una società titolare di un impianto di trattamento e discarica di rifiuti speciali, in seguito alla presentazione di un'istanza alle competenti Amministrazioni regionali recante richiesta di revisione della VIA e dell'AIA. La ricorrente lamentava l'inerzia nella definizione del procedimento, sottolineando la violazione dell'obbligo di avviare e concludere il procedimento, ed avanzava  la pretesa al risarcimento del danno da ritardo ex artt. 30, c.p.a., e 2, l. 241/90.

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 28 settembre 2018, n.23449

Con la sentenza in esame, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da due avvocati per la sentenza della Corte d’Appello di Roma che li aveva condannati al risarcimento del danno subito dalla controparte a causa della negligenza professionale nello svolgimento del mandato defensionale loro conferito per la proposizione di un giudizio dinanzi al TAR, conclusosi con la dichiarazione di inammissibilità per decadenza del termine fissato dall’art. 45, comma 17, d.lgs. n. 80/1998 (il ricorso era infatti stato notificato in termini, ma depositato in data successiva). Il Collegio ricorda che «il professionista può essere chiamato a rispondere anche per semplice negligenza ex art. 1176, comma 2, c.c. e non solo per dolo o colpa grave ai sensi dell’art. 2236 c.c., allorchè l’incertezza riguardi non già gli elementi di fatto in base ai quali va calcolato il termine, ma il termine stesso, a causa dell’incertezza della norma giuridica da applicare al caso concreto».

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