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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Tar Lazio, sez. I ter, sentenza 6 maggio 2016, n. 5274

La Sezione I Ter del Lazio ha annullato la Determinazione della Regione Lazio n. A06398 del 6 agosto 2013 con cui era stata autorizzata la “messa in esercizio della discarica per rifiuti inerti sita in località Loc. ‘Monte della grandine’ nel Comune di Magliano Romano (RM), intesa nella suo complesso come unione del primo e secondo lotto”, nonchél’esercizio della discarica per singoli sub-lotti funzionali, secondo gli elaborati progettuali”. Il principio di precauzione risponde ad esigenze di buon senso, prima ancora che strettamente giuridiche, e trova un sufficiente paradigma di realizzazione  anche  solo  nel  rispetto  delle  regole  di partecipazione amministrativa di cui alla legge n. 241/1990. La partecipazione  procedimentale può  ottimamente  servire, facendo emergere  le  visioni,  giuridiche,  tecniche  e  pratiche  di  contrapposti interessi, per far conseguire quel grado di consapevolezza necessario a soddisfare altresì le esigenze precauzionali che il caso stesso implica. Nel caso di rischio concreto di danno ambientale derivante dall’accumulo dei rifiuti inappropriati in discariche appropriate, i soggetti che vivono ed operano nell’area circostante alla discarica hanno sufficiente legittimazione a promuovere uno scrutinio giurisdizionale della legittimità dell’atto che, in ipotesi, quel rischio avrebbe dovuto rimuovere con appropriate misure (actio de damno vitando).

Il saggio che commenta tale sentenza scritto da Lara Fornabaio e Margherita Poto dal titolo "La partecipazione che fa bene all'ambiente: oltee Aarhus per una scienza di comunità", è pubblicato nella rivista "Giurisprudenza Italiana", n.11, Novembrebre 2016, p.2487 (Area riservata)

Corte Costituzionale, sentenza 27 gennaio 2016, n.49

È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., l'art. 84- bis , comma 2, lett. b ), della legge della Regione Toscana 3 gennaio 2005, n. 1, che stabilisce la possibilità per l'Amministrazione di esercitare poteri sanzionatori per la repressione degli abusi edilizi, anche oltre il termine di trenta giorni dalla presentazione della SCIA, in un numero più ampio di ipotesi rispetto alla previsione statale. Nell'ambito della materia concorrente del «governo del territorio», i titoli abilitativi agli interventi edilizi costituiscono oggetto di una disciplina che assurge a principio fondamentale e tale valutazione deve ritenersi valida anche per la denuncia di inizio attività (DIA) e per la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), che si inseriscono in una fattispecie, il cui effetto è pur sempre quello di legittimare il privato ad effettuare gli interventi edilizi. La normativa regionale, nell'attribuire all'Amministrazione un potere di intervento, lungi dall'adottare disposizioni di dettaglio, ha introdotto una disciplina sostitutiva dei principi fondamentali dettati dal legislatore statale, toccando i punti nevralgici del sistema elaborato nella legge sul procedimento amministrativo e con tutti i rischi per la certezza e l'unitarietà dello stesso. 

Il saggio che commenta tale sentenza scritto da Piera Maria Vipiana Perpetua dal titolo "I poteri amministrativi a seguito di SCIA al vaglio della Consulta", è pubblicato nella rivista "Giurisprudenza Italiana", n.10, Ottobre 2016, p.2233 (Area riservata)

Corte di Cassazione, Sez. III civile, sentenza 27 settembre 2016 n. 18982

Lo spedizioniere acquista anche la veste di vettore, ex articolo 1741 c.c., ove assuma una unitaria obbligazione di esecuzione, in piena autonomia, del trasporto della merce con mezzi propri o altrui, verso un corrispettivo. Applicando questo principio la Corte ha confermato l'assenza di responsabilità della società venditrice della merce per il deperimento della stessa a seguito di un incidente occorso durante il trasporto marittimo condotto da un’altra.

Corte di Cassazione, Sez. lavoro, sentenza 23 settembre 2016, n.18709

La Corte con tale sentenza ha ribadito che il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno comparabile, dovendosi intendersi per tale quello inquadrato nello stesso livello stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL). Ogni differenza di trattamento è considerata discriminazione ed è punibile a norma di legge.

Corte di Cassazione, Sezioni unite, sentenza 22 settembre 2016, n.18569

Le Sezioni Unite hanno affermato che deposito e pubblicazione della sentenza coincidono e che, nel caso in cui tali momenti risultino impropriamente scissi mediante apposizione in calce alla sentenza stessa di due diverse date, ai fini della verifica della tempestività dell’impugnazione proposta nel termine “lungo”, il giudice deve accertare il momento in cui la sentenza è divenuta conoscibile attraverso il deposito ufficiale in cancelleria e l’inserimento di essa nell’elenco cronologico delle sentenze con attribuzione del relativo numero identificativo.

Giurisprudenza Italiana, n. 10, Ottobre 2016, p. 2079 (Area riservata)

 

 

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