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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 18 settembre 2017, n. 4369

Ai sensi dell’art. 105 del codice del processo amministrativo, la mancata pronuncia di una o più censure proposte col ricorso di primo grado non comporta l’annullamento della sentenza con il contestuale rinvio della controversia al TAR, ma un vizio che, per l’effetto devolutivo proprio del secondo grado di giudizio, abilita il Consiglio di Stato a valutare ex novo ogni domanda riproposta, modificando o integrando la motivazione, ove necessario e, comunque, definendo nel merito la causa. E’ inammissibile il ricorso proposto contro un parere, ancorché esso sia vincolante, quando non sia impugnato anche l’atto conclusivo del procedimento; tale principio trova applicazione anche quando si tratti del procedimento disciplinato dall’art. 146 del codice approvato con il D.lgs. n. 42 del 2004; infatti, costituisce uno ius singularis, non suscettibile di applicazione analogica, la disposizione che, in deroga al principio generale, preveda l’immediata impugnabilità di un parere, come previsto ad es. dall’art. 211, comma 1, del D.lgs. n. 50 del 2016, come modificato dal d.lg. n. 56 del 2017.

T.a.r. Lazio, Roma, sez. II bis, sentenza 19 settembre 2017, n. 9818

E’ legittimo il provvedimento con il quale un Comune ha rigettato una istanza tendente ad ottenere la restituzione degli oneri di urbanizzazione, versati all’Ente locale da una società, in relazione ad un permesso di costruire in sanatoria per il mutamento di destinazione d’uso di un immobile, da industriale a commerciale, senza opere edilizie; infatti, il mutamento di destinazione d’uso, anche senza realizzazione di nuove opere, da industriale a commerciale, integra un mutamento tra categorie funzionali distinte e non omogenee che determina un incremento del carico urbanistico, soggiacendo, pertanto, all’onere di sopportare gli oneri concessori conseguenti all’aggravio del carico urbanistico. L’incremento del carico urbanistico, ancorché discendente da un mutamento di destinazione d’uso senza opere, è presupposto sufficiente a determinare la debenza degli oneri concessori, rapportati agli oneri di urbanizzazione e al costo di costruzione, in considerazione del vantaggio economico che ritrae il richiedente e l’aggravio urbanistico in relazione all’incremento dei flussi di traffico e di clientela che la destinazione commerciale (rispetto alla iniziale destinazione industriale) necessariamente implica.

T.a.r. Lazio, Roma_sentenza n. 9818.2017

Corte di Cassazione, sez. II civile, sentenza 5 ottobre 2017, n. 23244

Il rimborso delle spese per la conservazione e la manutenzione delle parti comuni, anticipate da uno dei condomini, trova la sua disciplina nell'art. 1134 c.c., in base al quale il diritto è riconosciuto soltanto per le spese urgenti e non in base al mero dato della trascuratezza degli altri comunisti.

Corte di Cassazione_ sentenza n. 23244.2017

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