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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

Italia inadempiente per l'indennizzo alle vittime di reati intenzionali violenti: la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea

Corte di Giustizia UE, Grande Sezione, sentenza 11 ottobre 2016, causa C-601/14

Lo scorso 11 ottobre 2016, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha dichiarato l’Italia inadempiente in ordine all’obbligo previsto all’art. 12, par. 2, della direttiva 2004/80/CE del Consiglio, relativa all’indennizzo delle vittime di reato. In particolare, è risultato che l’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie al fine di garantire l’esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di tutti i “reati intenzionali violenti” commessi sul proprio territorio ed indipendentemente dalla cittadinanza delle stesse. La vicenda trae origine da un’originaria lettera di diffida, inviata dalla Commissione all’Italia nel 2011, ove si contestava la mancanza di un generale sistema di indennizzo per le vittime di reati violenti, cui aveva fatto seguito, l’anno successivo, la predisposizione da parte dell’Italia di un progetto di interventi legislativi, tesi alla creazione di un sistema che garantisse detto indennizzo. La Commissione, tuttavia, dato che non era stato indicato un calendario legislativo per l’attuazione del progetto in questione, aveva comunque avviato il procedimento precontenzioso.

Secondo la Commissione europea, in particolare, l’art. 12, par. 2, della direttiva 2004/80/CE, individuando un preciso obbligo a carico degli Stati membri, non lascerebbe a questi ultimi alcun margine di discrezionalità circa l’ambito di applicabilità dell’indennizzo, che dovrebbe dunque essere riconosciuto in tutti i casi di reati intenzionali violenti, secondo l’individuazione effettuata dal diritto penale di ciascuno Stato membro. Per tale motivo, a parere della Commissione ricorrente, seppure manchi nel testo della direttiva una definizione puntuale di “reati intenzionali violenti”, gli Stati non avrebbero comunque la possibilità di escludere talune fattispecie dall’applicazione della normativa. Secondo la Commissione, l’Italia, invece, si sarebbe limitata a prevedere l’accesso all’indennizzo in questione esclusivamente con riferimento alle vittime di reati specificamente individuati da leggi speciali, escludendo così le vittime dei reati internazionali violenti che non risultino interessate da normative speciali, quali, ad esempio, le vittime di stupro. Va rilevato che anche successivamente all’introduzione nel nostro ordinamento delle disposizioni previste dalla legge n. 122/2016, l’assetto normativo interno non sembra ancora del tutto in linea con le prescrizioni europee, ma sembrerebbe, al contrario, presentare problemi di compatibilità con le norme della direttiva europea sopracitata. Tale legge ha sì esteso la possibilità, per tutte le vittime di reati intenzionali violenti, di domandare un indennizzo allo Stato, ma ha altresì introdotto alcune disposizioni, contenute nell’art. 12 della legge n. 122/2016, che non erano previste nella direttiva e che sembrano creare forti ostacoli ad una generalizzata corresponsione delle somme a titolo di ristoro economico. Nonostante le nuove disposizioni, dunque, non pare ancora che lo Stato italiano abbia soddisfatto gli obblighi sullo stesso gravanti in tema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenta.

Il tema è trattato nel saggio scritto da Marina Castellaneta, dal titolo "Italia inadempiente nel limitare l'applicazione della direttiva sull'indennizzo alle vittime di reati intenzionali violenti ", pubblicato nella rivista "Guida al diritto", n. 44, Ottobre 2016, p.104 (Area riservata)

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