Documenti amministrativi: le differenze tra accesso civico e procedimentale

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Tar Puglia, Bari, sez. I, sentenza 18 ottobre 2018, n. 1344

Con la sentenza in esame, la sezione I del Tar Puglia si è soffermata sull’attuale conformazione del diritto di accesso agli atti. È infatti noto come all’accesso cd. procedimentale di cui agli artt. 22 ss. Legge n. 241/1990 si affianchino l’accesso civico cd. semplice e l’accesso civico cd. generalizzato, entrambi disciplinati dal d.lgs. n. 33/2013. Al riguardo, Il Giudice ha dapprima osservato come le nuove disposizioni dettate con d.lgs. n. 33/2013 in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche Amministrazioni, disciplinino situazioni non ampliative né sovrapponibili a quelle che consentono l’accesso ai documenti amministrativi ai sensi degli artt. 22 ss. della l. n. 241/1990. Col citato d.lgs. n. 33/2013, si è inteso infatti procedere al riordino della disciplina volta ad assicurare a tutti i cittadini la più ampia accessibilità alle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche Amministrazioni, al fine di attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza, imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell’utilizzo di risorse pubbliche, quale integrazione del diritto a una buona amministrazione.

Differente da tali forme di accesso è invece l’accesso ai documenti amministrativi, disciplinato dagli artt. 22 ss. della Legge n. 241/1990, questo invero riferito al “diritto degli interessati di prendere visione ed estrarre copia di documenti amministrativi”, intendendosi per interessati tutti i soggetti che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso; in funzione di tale interesse, la domanda di accesso deve essere opportunamente motivata. Il diritto d’accesso agli atti amministrativi ex lege n. 241/1990 non è connotato da caratteri di assolutezza e soggiace, oltreché ai limiti di cui all’art. 24, alla rigorosa disamina della posizione legittimante del richiedente, il quale deve dimostrare un proprio distinto e personale interesse (non di terzi, non della collettività indifferenziata) a conoscere gli atti e i documenti richiesti. Una istanza con la quale un aspirante alla nomina ha chiesto ad una P.A. “di conoscere i requisiti considerati in relazione alla nomina dei componenti del C.d.A. attualmente in carica”, deve ritenersi quindi proposta ai sensi dell’art. 5, co. 2, D.Lgs. n. 33/2013 e, cioè, quale accesso civico generalizzato. Va quindi dichiarato il diritto del richiedente ad accedere agli atti richiesti con l’istanza, nella forma della visione ed estrazione copie, entro trenta giorni dalla comunicazione o notificazione, se antecedente, della sentenza di accoglimento del ricorso.

Tar Puglia, Bari, sez. I, sentenza n. 1344.2018