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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 28 gennaio 2020, n. 1928

L’omessa o erronea indicazione degli elementi formali del precetto (ex art. 480 c. 2 c.p.c.) non ne determina automaticamente la nullità, se l'esigenza d'individuazione del titolo esecutivo risulti soddisfatta da altri elementi contenuti nel precetto stesso come, ad esempio, l'indicazione dell'autorità promanante, la data di emissione del decreto ingiuntivo, la data di notifica del precetto. Pertanto, la validità dell'atto di precetto va valutata in virtù del principio di conservazione, che impedisce la pronuncia di qualsiasi nullità in presenza di omissioni meramente formali, che non precludono al debitore di sapere chi sia il creditore, quale sia il credito e quale sia il titolo che lo sorregga.

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 28 gennaio 2020, n. 1928

 

Corte di Cassazione, Sezioni unite civili, sentenza 18 settembre 2020 n.19597

Le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza in esame hanno stabilito che anche i tassi di mora sono assoggettati alla disciplina antiusura, sciogliendo una diversità di interpretazioni che aveva visto confrontarsi orientamenti diversi all’interno della stessa Corte. La pronuncia sottolinea come la soluzione raggiunta appare allineata innanzitutto con l’esigenza di non lasciare il debitore in balìa del finanziatore; quest’ultimo infatti se è vincolato al rispetto del limite del tasso di usura quando pattuisce i costi complessivi del credito, tuttavia non può essere considerato esente da controlli, quando, scaduta la rata o trascorso il termine per la restituzione della somma, il denaro non viene restituito.

Corte di Cassazione, sez. VI civile , ordinanza 15 settembre 2020, n. 19123

In tema di pignoramento immobiliare, l’erronea indicazione dei dati catastali dell’immobile pignorato non dà luogo a nullità dell’atto nella misura in cui tale errore, nella specie limitato alla sola lettera identificativa del subalterno, non determina incertezza assoluta circa l’identificazione dell’oggetto della vendita forzata, essendo stato tempestivamente rilevato dal giudice dell’esecuzione o dai suoi ausiliari e corretto nella perizia di stima ovvero nell’avviso di vendita.Tale decisione è stata resa dalla Suprema Corte in applicazione del principio di conservazione degli atti processuali laddove non si ravvisi alcuna incertezza sull’identificazione del bene sottoposto ad esecuzione.

Corte di Cassazione, sez. VI civile , ordinanza 15 settembre 2020, n. 19123

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