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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Il decreto legge 20 febbraio 2017, n. 14 recante "Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città", coordinato con le modifiche introdotte dalla legge di conversione 18 aprile 2017, n.48, è un articolato pacchetto di misure, il cui obiettivo è potenziare l'intervento degli enti territoriali e delle forze di polizie nella lotta al degrado delle aree urbane, con un approccio che privilegia il coordinamento delle forze e la programmazione di interventi integrati. Sono stati introdotti patti per la sicurezza urbana, accordi sottoscritti tra il prefetto ed il sindaco, nel rispetto di linee guida adottate su proposta del Ministro dell'interno con accordo sancito in sede di Conferenza Stato-città e autonomie locali; i patti individuano, in relazione alla specificità dei contesti, interventi per la sicurezza urbana volti a perseguire la prevenzione dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, la promozione del rispetto della legalità e del rispetto del decoro urbano.

Le principali caratteristiche contenute nella nuova legge Minniti sull'emergenza immigrati e richiedenti asilo politico sembrano essere l'eterogeneità, l'urgenza e la riduzione dei tempi per i procedimenti di riconoscimento. Ancora una volta è stata scelta la via del decreto legge nonostante il difficile scenario degli sbarchi appartenga purtroppo a una tendenza in crescita negli ultimi decenni. Le novità più rilevanti del testo, come il rilancio delle strutture di trattenimento in vista dell'espulsione, l'equiparazione dei Cpr alle carceri quanto all'accessibilità a controlli "esterni", l'impiego in lavori socialmente utili per i richiedenti asilo sono interessanti, ma la loro portata potrà essere valutata correttamente solo dopo l'attuazione e la messa in pratica delle disposizioni in materia.

L’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, deve essere interpretato nel senso che il divieto di indossare un velo islamico, derivante da una norma interna di un’impresa privata che vieta di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso sul luogo di lavoro, non costituisce una discriminazione diretta fondata sulla religione o sulle convinzioni personali, ai sensi di tale direttiva.

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