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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, sez. II civile, ordinanza 26 settembre 2019, n. 24085

In caso di proposizione della domanda di equa riparazione in pendenza del procedimento presupposto, il giudice deve prendere di regola in considerazione, ai fini della valutazione della ragionevolezza della durata del processo, il solo periodo intercorrente tra il suo provvedimento e la data di proposizione del ricorso per equa riparazione, a meno che non si sia verificata nel corso del procedimento di equa riparazione un protrarsi della violazione già maturata e questa sia oggetto di specifica domanda o di allegazione del ricorrente ad integrazione dell’originaria domanda.

Corte di Cassazione, sez. II civile, ordinanza n. 24085.2019

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 20 Giugno 2019, n. 16581

In tema di illecito civile, il nesso di causalità materiale va accertato secondo il criterio del "più probabile che non", indicando esso la misura della relazione probabilistica concreta tra condotta ed evento dannoso, con apprezzamento non isolato bensì complessivo ed organico dei singoli elementi indiziari o presuntivi a disposizione. La Corte di Cassazione ha pertanto stabilito il diritto al risarcimento dei danni subiti dal socio di una società di capitali allorquando la condotta tenuta da terzi nei confronti della società configuri un pregiudizio diretto alla sfera personale (nel caso di lesione al diritto all’onore o alla reputazione) o patrimoniale (nel caso di perdita di opportunità personali, economiche e lavorative, o per la riduzione del cd. merito di credito) del socio.

Corte di Cassazione sez.III civile, sentenza n.16581.2019 

Consiglio di Stato, sez.III., sentenza 22 ottobre 2019, n. 7170

Il Consiglio di Stato ha fatto definitivamente il punto sulla validità o meno di una notifica PEC effettuata dal professionista ai sensi della legge 53/1994 ad un indirizzo PEC non presente nei pubblici elenchi. Il Consiglio di Stato, con una decisione condivisibile, ha accolto l’appello, ritendo che nel caso di specie andava sicuramente concesso il beneficio della rimessione in termini ex art. 37 del c.p.a., il quale dispone che “Il giudice può disporre, anche d’ufficio, la rimessione in termini per errore scusabile in presenza di oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto o di gravi impedimenti di fatto”. Il Collegio è pervenuto a tale decisione dopo aver passato in rassegna tutta la normativa, di fonte primaria e secondaria, che disciplina le notifiche a mezzo PEC in ambito PAT e, all’esito di tale attenta disamina, non può che confermare come nella materia amministrativa (nonchè in quella civile e stragiudiziale) tra i pubblici elenchi validi ed utilizzabili per estrapolare l’indirizzo PEC del destinatario, non è più presente, dal 2014, l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni, meglio noto con l’acronimo I.P.A.

Consiglio di Stato, sez.III , sentenza n. 7170.2019

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